Il Salterio. Secondo libro
par R. Meynet
(Sal 42/43–72)
Crédits & contributions
- ÉditeurPEETERS
- Parution15 juin 2026
- CollectionLouvain Monographs in Theology & Religious Studies
Come il primo, il terzo e il quinto, anche il secondo libro del Salterio presenta una composizione molto elaborata. Risulta infatti ben composto non solo in ciascuno dei suoi trenta salmi, ma anche in ciascuna delle «sequenze» che articolano due o tre salmi; e, da ultimo, risultano ben composte le cinque «sezioni», organizzate secondo un’architettura concentrica, attorno ai cinque salmi «a mezza voce» (Sal 56–60). Due movimenti complementari strutturano e animano tutto il libro. Da una parte, il male e la violenza sono ovunque, così come i nemici. Questi sono, all’inizio, quelli esterni: i popoli pagani che opprimono Israele; ma il salmista scopre in seguito che i nemici interni non sono meno violenti, finanche colui nel quale il salmista aveva riposto la propria fiducia. Questo accade perché il peccato, radicato da sempre, segna tutti gli uomini. La sua forma più perniciosa è «la menzogna», che, come un leone o come una vipera, si apposta, per meglio colpire. Non è un caso che «il serpente» sia evocato proprio al centro della sezione centrale, ricordando il veleno mortale del serpente delle origini, inoculato nell’intera umanità. D’altra parte, la salvezza è destinata a tutti coloro che hanno fiducia in Dio, nella sua fedeltà e nella sua lealtà. E l’azione di grazie risuona in tutto il libro, sino alla fine; non solo sulla bocca dei figli di Israele salvati dal loro Dio, ma anche sulle labbra di tutti gli altri popoli. Portando doni al Tempio, essi alzeranno le mani nella preghiera al Dio unico, Re di tutta la terra. Essi che, all’inizio del libro, erano presentati come i nemici e gli oppressori del popolo eletto, alla fine si uniranno a Israele nella stessa benedizione, quella promessa ad Abramo: «Attraverso la tua discendenza saranno benedette tutte le nazioni della terra» (Gen 22,18).
